Dal 1° gennaio va in onda, su Netflix, una nuova docu-serie con Marie Kondo l’autrice del “Magico Potere del Riordino” e “96 Lezioni di Felicità”.

Sono settimane che ne parlano tutte le riviste femminili (e non solo).

Io sono stata combattuta sul guardarla o meno, questo perché trovo Marie Kondo lontana anni luce sia da me che dalla maggior parte di noi donne italiane, anche se la base del metodo la trovo validissima.

Poi ha prevalso la curiosità e così ho cominciato.

Sono 8 episodi, ognuno con una diversa tipologia di famiglia (e di disordine) protagonista, Marie Kondo gira insieme alla sua interprete per queste case e famiglie di Los Angeles a rivoluzionare il concetto di ordine e disordine.

Il modo di fare da cartone animato di Marie Kondo mi irrita e ancor più mi irritano alcuni atteggiamenti delle persone che compongono le famiglie in questione.

Come ho detto parliamo di persone lontane anni luce da noi italiani, ad esempio nel primo episodio c’è una famiglia della classe media, intorno ai 30-35 anni, con due bambini piccoli e la signora fa venire qualcuno solo per fare il bucato perché sostiene di non esserne capace, per questo è in lite con il marito che vorrebbe evitare la spesa e fare il bucato insieme, dividendosi i compiti.

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Già questo primo spaccato è talmente assurdo da farmi venir voglia di spegnere.

Però per il disordine tutto il mondo è paese…

Per fortuna non ho spento, non farlo neppure tu 😉

Le lezioni sul metodo sono molto utili per chi ha problemi di disordine, lasciando da parte le mossette di Marie Kondo e le assurdità sentite nelle varie famiglie disfunzionali americane se ne possono trarre insegnamenti preziosi per evitare il disordine e il caos totale anche per noi.

Le fondamenta di tutto il metodo si basano su 5 gruppi di oggetti e sulla sensazione di “gioia”, le categorie di oggetti sono:

1. abbigliamento

2. Libri

3. Carte

4. Oggetti sentimentali

5. Komono (miscellanea di oggetti che non rientrano nelle altre categorie come gli oggetti di cucina, bagno e garage)

Praticamente l’idea è di fare una vera e propria pila di tutti gli oggetti di una determinata categoria (per ogni persona della famiglia) e da questi tirare fuori pezzo per pezzo, toccarlo e sentire se ti da gioia, se non ti da gioia lo ringrazi e lo metti in un cesto, quello che invece ami davvero e ti da gioia lo metti in un altro cesto.

Dopo aver passato ogni oggetto (e quando Marie Kondo dice ogni oggetto intende proprio tutti fino all’ultimo di quella categoria) hai i due cesti, uno con gli oggetti da rimettere a posto, quelli che ami e ti danno vera gioia, l’altro con gli oggetti che non tieni e che vanno regalati, venduti o gettati.

Il metodo ha una buona base ma in molte delle nostre case per mettere tutto all’aria in questo modo ci vorrebbe una settimana di ferie per riuscire a guardare tutto e poi a riordinarlo dopo.

Per questo motivo è possibile fare il lavoro per stanza singola quando si ha una giornata intera da dedicare al riordino, oppure per mobile se si ha solo mezza giornata o qualche ora.

In mezzo alla spiegazione del metodo per categoria di oggetti (illuminanti quelle dedicate al komono e agli oggetti sentimentali) ci sono altri spunti come il sistema di piegatura dei vestiti di Marie, o il sistema di divisione e riordino degli oggetti miscellanei komono che spesso e volentieri vanno a finire ammucchiati nei cassetti ma possono essere sistemati in modo più organizzato.

Insomma, se riesci a passare sopra alle cose irritanti puoi trovare degli spunti interessanti nella serie, che è già interamente visibile su Netflix.

Se non hai Netflix prendi in considerazione di iscriverti gratis, per i nuovi iscritti c’è un mese di visione gratuita di tutta la programmazione, compresa la docu-serie di Marie Kondo e secondo me vale la pena di vederla.

Se hai Netflix e l’hai già guardata dimmi cosa ne pensi nei commenti, anche tu non sopporti le mossette di Marie oppure ti piace proprio per questo suo atteggiamento?

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